Stefano Ferrara è senza dubbio un innovatore maestro del gelato, capace di mettersi continuamente in gioco e perennemente alla ricerca di nuovi confini, grazie allo studio e all’utilizzo sapiente della tecnologia. Se la sede dell’Infernetto è saggiamente ancorata a un’idea di gelato tradizionale su coni e coppette, quella di Via Enrico Fermi, sotto l’evocativa denominazione “formaessenza”, è dedicata a una nuova visione sul gelato, in cui quest’ultimo si eleva a dessert per complessità e struttura, segue la condivisibile filosofia del ridotto contenuto di zuccheri e viene contenuto in barattoli di vetro esposti in banchi frigo secondo 6 linee di prodotto pronte da mangiare: Quintessenza (i cavalli di battaglia), Lovers (le torte in barattolo), Spiritoso (dall’aromaticità alcolica), Must Have (i gusti classici), Gelaveg (vegani a base di acqua), Kelato (vegani e senza zucchero, adatto a particolari regimi dietetici). Per la nostra pausa golosa abbiamo provato un rinfrescante barattolo alla pesca, mango e frutto della passione, riuscito connubio tra dolcezza, acidità e aromaticità della frutta utilizzata. Ma anche qui il gelatiere ha comunque dato la possibilità di assaggiare il gelato tradizionale (disponibile però solo in coppetta), mantenendo nelle carapine un numero ridotto di gusti a disposizione di consumatori più fedeli alla tradizione. Noi abbiamo optato per tre ottimi sorbetti, stavolta di stampo classico: fico, frutti rossi e uva fragola, dai sapori nitidi e autentici, in grado di restituire la vera essenza della frutta di alta qualità utilizzata. Disponibili anche stecchi, bonbons, éclair, cremolati. Notevole la panna, anche questa per nulla dolce.
Il locale di Via Enrico Fermi è molto ampio in ragione soprattutto del grande spazio occupato dal laboratorio a vista, pieno di macchinari. Lo spazio per il pubblico è invece relativamente ridotto, anche perché una parte consistente è occupata dai grandi frigoriferi contenenti i barattoli e le altre creazioni della gelateria-pasticceria, mentre il banco ad angolo è dedicato alla cassa e alle carapine per le coppette tradizionali. In generale è un locale che, seppur piacevole, per certi versi assomiglia più a un opificio che a una bottega, con le mattonelle granata alle pareti, gli arredi e infissi di metallo, tra cui una mensola con sgabelli cui eventualmente appoggiarsi.
Cortese e professionale.
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