Il 2025 ha portato un altro locale nella galassia Roscioli, Rimessa F.A.B. (Food, Art e Book), che ci ripromettiamo di provare in una prossima occasione. Per la prova di quest’anno ci siamo, invece, concentrati su Rimessa Roscioli, posta a poche decine di metri dal nuovo indirizzo e sempre piacevole da visitare. Merito di una formula che vede il vino come assoluto protagonista, supportato da una cucina degna di nota e basata su ottime materie prime, molte delle quali ospitate sugli scaffali. L’accoglienza è affidata al ricco cestino del pane del forno di famiglia accompagnato da olio EVO correttamente presentato. Ingannando così l’attesa si può consultare tramite QR code l’ampio menù che, oltre alla possibilità di ordinare à la carte, prevede un percorso degustazione di sei portate a 85€ con piatti decisi dallo chef. La nostra esperienza è cominciata con un ottimo crostone di pane al cioccolato con sugo di coda e pecorino, in pratica una rivisitazione di un grande classico con il cioccolato a garantire l’indispensabile astringenza per contrastare il succulento condimento. Altro ottimo piatto la fregola di grani antichi con cozze e scalogno confit, ricco di mitili carnosi e con la verdura ben cotta a dare un delicato apporto. Meno centrate, le pur buone, caramelle con coratella, fondo e kefir: a non convincerci appieno la consistenza della pasta, che, seppur bollita, risultava leggermente cruda al palato. Si risale con un piatto della tradizione, le polpette al sugo, in questo caso arricchite da caciocavallo grattugiato, mentre il dolce, un millefoglie con crema allo zafferano (impercettibile), vaniglia e pesche sciroppate era penalizzato da una sfoglia troppo tenace. A concludere il percorso un buon espresso solo un filo sottoestratto, ma non all’altezza di quelli provati negli ultimi anni.
Grandi tavoli sociali, scaffali ricolmi di prelibatezze, giusta illuminazione e cucina a vista, sono gli elementi caratterizzanti di un locale dal mood unico, in cui il cliente vive un’esperienza appagante fianco a fianco con perfetti sconosciuti, spesso di altri paesi. Piacevole pure il dehors ben attrezzato sulla tranquilla strada in cui raramente passa una macchina, imperdibile la cantina al piano -1 in cui si possono fare degustazioni circondati da grandi bottiglie.
I ragazzi più esperti sono molto bravi nel dispensare consigli sia sul food che sul vino, oltre che corretti nei tempi; le nuove leve, invece, risultano più impacciate e vengono in pratica formate sul campo, con qualche prevedibile disguido a cui si pone pronto rimedio.
Da riferimento! Difficile, se non impossibile, trovare di meglio in città: spazia fra produzioni di nicchia con grande competenza, senza abbracciare una filosofia produttiva particolare (ci sono diversi “naturali” ma non solo); vasta la presenza estera, corretti i ricarichi. Di livello pure la proposta in mescita, patteggiabile con il sommelier davvero bravo a consigliare.
Insieme al pane viene riempito un cucchiaio da finger food con oli EVO diversi per ogni tavolo, nel nostro caso un monovarietale Itrana del Sud Pontino versato da una bottiglia a norma.
Delle icone riportate accanto a ogni piatto indicano chiaramente la presenza di glutine e di altri allergeni.
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