Questo locale avrebbe parecchie carte per scalare i piani alti della ristorazione: una location assai gradevole, una variegata proposta di terra e di mare in grado di accontentare qualsiasi esigenza, l’utilizzo di materie prime ricercate e di ottimo livello, una carta dei vini e dei distillati tra le migliori della città. Purtroppo, a tali positive premesse non corrisponde una pari attenzione in cucina che, a dispetto di evidenti velleità e di prezzi quasi da ristorante stellato, palesa non poche incertezze, soprattutto nel dosaggio dei pur eccellenti ingredienti. Scegliendo da un menù molto ampio (forse troppo) cui si aggiungono numerose proposte del giorno indicate su una grande lavagna, abbiamo iniziato con una freschissima e ottima insalata di mare con asparagi, salicornia e lattuga di mare, mentre il millefoglie di baccalà con crema di zucchine alla scapece, pane carasau e stracciatella di bufala era decisamente troppo salato. Tra i primi, abbiamo optato per un piatto della tradizione e uno più creativo. Nel primo caso, l’amatriciana era purtroppo penalizzata da un’untuosità eccessiva, mentre negli gnocchi di patate, capesante, mazzancolle, cocco, lime e pepe di Sichuan, gli ingredienti dalle suggestioni orientaleggianti andavano a coprire la freschezza dei crostacei. Passando ai secondi, di corretta esecuzione il classico e ormai datato filetto al pepe verde, così come la tagliata di pluma iberica di pata negra alla griglia, laccata al whisky torbato con mostarde di frutta e carciofi. Buoni ma senza spiccare il volo anche gli altri due piatti di mare, il polpo rosticciato con crema di patate e julienne di verdure in carpione di mele, e la ricciola con panko, pistacchio e asparagi bianchi. Si risale lievemente con dolci di buona esecuzione: semifreddo al pistacchio e cioccolato con croccante di nocciola, tortino di cioccolato fondente caldo, pastiera con gelato alla crema, accompagnati da una tazzina di buona estrazione.
Il locale è ampio, con tavoli ben apparecchiati e arredi di stile contemporaneo dominati dal bianco.
Abbastanza gentile, ma il cestino del pane, seppur ottimo, riportato in tavola al prezzo di altri 6 euro è stata una brutta caduta di stile.
Forse il principale punto di forza del locale, con una selezione molto ampia di bottiglie di elevata qualità e con una significativa presenza di etichette estere, anche se non molto ricca di opzioni poco note, tranne che nella piccola sezione delle “chicche dell’osteria Poerio”. Con pochi rivali la carta dei distillati, che conta ben 450 referenze, alcune di nicchia, tra cui oltre 130 whisky.
Su richiesta è stata portata in tavola una bottiglia a norma di un olio EVO toscano, blend di cultivar del territorio.