È davvero riduttivo definire il Velodromo Vecchio come una buona “trattoria di quartiere”: il locale della coppia Ballarini-Sabelli, rispettivamente lui cuoco e lei sommelier, è ormai un’istituzione dell’Appio-Tuscolano e della gastronomia cittadina, avendo di recente festeggiato i trent’anni di attività. La linea di cucina è saldamente orientata all’esaltazione dei piatti giudaico-romaneschi e non soggetta alle mode con un menù che segue i ritmi canonici della settimana capitolina (giovedì gnocchi, venerdì broccoli e arzilla, per intenderci) ed è ancora “raccontato” a voce, ma, volendo, è disponibile pure una versione cartacea, anche se la spesa quotidiana incide molto sulle proposte del cuoco. Queste spaziano dai primi della pastorizia a quelli a base di carne o pesce, che ritroviamo tra i secondi nelle preparazioni classiche: trippa, coda, baccalà; non mancano tuttavia le verdure, che sono spesso protagoniste degli antipasti e sempre presenti tra i contorni. La nostra cena è iniziata con il classico antipasto del Velodromo, una miriade di gustosi piattini, tra i quali abbiamo preferito la bruschettina con puntarelle e uovo sodo e il fresco assaggio di ricottina. A seguire, imperdibili i tonnarelli cacio e pepe, dalla crema semplicemente perfetta e dal buon equilibrio gustativo tra spezia e formaggio. Accompagnato da un impeccabile carciofo alla romana e una gustosa cicoria ripassata, abbiamo poi gustato un altro must del locale, il tortino di alici e indivia, squisito nei contrasti aromatici tra l’orto e il mare. Tra i dolci, tutti fatti in casa, abbiamo scelto una classica torta di ricotta e visciole, davvero gustosa. Appena sovraestratto il caffè, la cui miscela è di una nota torrefazione romana, che lasciava comunque una buona persistenza aromatica al palato.
Due sale pulite e semplici, pavimenti in cotto, tovaglia e piatti bianchi sui tavoli, per un effetto complessivo – questo sì – da trattoria di una volta; nelle belle serate di primavera ed estate, sono molto richiesti i tavoli nel piccolo spazio antistante l’ingresso.
Caldo e amichevole, piacevolmente informale ma sempre rispettoso dei gusti dei clienti (taluni ormai fedelissimi). La scelta di proporre una cucina “espressa” si riflette talvolta sui tempi di servizio e, a sala piena, occorre avere un po’ di pazienza nell’attesa.
Grande attenzione alla carta dei vini da parte della sommelier, con referenze di sicuro interesse e bottiglie di piccoli produttori (per lo più laziali) anche appartenenti al mondo bio-natur, caratterizzate da un equilibrato rapporto qualità/prezzo. Buona l’offerta alla mescita.
Su richiesta ci è stato servito, dalla bottiglia a norma, un buon olio EVO pugliese, monovarietale Coratina.
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