È sempre un piacere tornare in questo locale inserito in un palazzo del Seicento che rende ogni pasto una piacevole e rilassante esperienza. Il menù è vario e articolato, con piatti della tradizione legati al territorio e ai suoi prodotti, a cui se ne affiancano altri dalla moderata creatività e con l’utilizzo di ingredienti anche internazionali; il risultato a livello qualitativo comunque non cambia rimanendo sempre alto. Abbiamo aperto la nostra cena con dei gustosi crostini con paté di fegatini di pollo, alici e rosmarino, guarniti da pezzetti di albicocche disidratate che sono risultati più delicati del previsto; ben eseguita e saporita la battuta di fassona piemontese servita con grana, cucuncio di Pantelleria e un tris di salse, nello specifico al peperone, all’aglio nero e la mostarda a l’ancienne. Passando ai primi, abbiamo pienamente gradito gli spaghettoni alla carrettiera con pomodoro, ventresca di tonno rosso e funghi porcini secchi; altrettanto piacevoli le fettuccine al ragù bianco d’anatra e scaglie di parmigiano reggiano 30 mesi. Tra i secondi abbiamo scelto una succosa tagliata di controfiletto alla griglia e il carré di agnello, servito con le costolette già divise e con panatura di erbe aromatiche, accompagnato da una crema di patate a cui abbiamo affiancato un’ottima caponata tradizionale. Centrata la chiusura con i due dessert scelti: un babà con panna e fragole e un semifreddo alle arachidi con fonduta di caramello salato a cui abbiamo fatto seguire un espresso ben estratto e dalla coda lunga.
Inserito nell’antico borgo di Cesano e situato al piano terra di un palazzetto del ’600, affascina per le diverse sale arredate con un’equilibrata eleganza rustica, con travi a vista e comodi tavoli.
Professionale e dai tempi giusti.
Carta ricca di referenze provenienti dall’intera Penisola e dall’estero che accontentano tutti i gusti e tutte le tasche con descrizioni dettagliate.
A tavola è sempre disponibile un’ottima bottiglia a norma di olio EVO Caninese in purezza della Tuscia, mentre con l’antipasto ci è stato servito un blend di Moraiolo, Leccino, Frantoio e San Felice di un’azienda umbra, versato dalla bottiglia a norma in un’apposita coppetta.
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