La fama della pizza fritta della famiglia Piccirillo ha da tempo superato i confini partenopei, atterrando da qualche anno anche nel centro della Capitale. Nonostante l’insegna dovrebbe pertanto essere una garanzia, anche quest’anno la proposta non ci ha particolarmente entusiasmato, con alcune preparazioni dal gusto pesante e monocorde. Abbiamo iniziato con una discreta parmigiana fatta come da tradizione, a cui abbiamo fatto seguire una pizza fritta farcita con cipolla rossa e tonnetto, intensa e dal sapore agrodolce ma senza troppo slancio. Tra le pizze al forno, invece, abbiamo optato per la Vesuvio, con pomodori datterini, mozzarella di bufala e basilico, dal condimento realizzato con discreti ingredienti penalizzati però da un impasto non all’altezza, leggermente moscio. In chiusura, il battilocchio fritto ripieno con del buon gelato al cioccolato realizzato con quello della famosa cioccolateria Gay Odin, nel complesso tuttavia un po’ pesante.
AMBIENTE
Situato in una zona caotica del centro, l’ampio interno è spartano, con boiserie a mezza altezza di legno scuro, la parte alta delle pareti con mura a mattoni bianchi e archi a mattoni marroni che delimitano i vari ambienti, tavoli e sedie di metallo dall’aspetto “vissuto”, tovaglioli e posate all’interno di buste di carta. Disponibile un piccolo dehors in un contesto, però, non particolarmente ameno.
SERVIZIO
Abbastanza cortese e alla mano.
CANTINA
Non particolarmente esaltante anche il comparto bevande, con bibite e birre commerciali e poche bottiglie di discreti vini campani, disponibili anche al calice.