Le lunghe file testimoniano il grande successo di pubblico di questo locale, tanto più significativo se si pensa che nel giro di un centinaio di metri ci sono ben altri due agguerriti concorrenti di valore che parimenti sperimentano la non facile gestione di file corpose, a testimonianza che la qualità paga e l’offerta crea anche la domanda. Il grande punto di forza di questo locale è a nostro parere la rilevante varietà quantitativa dell’offerta disponibile in ogni momento. Tantissime le tipologie di viennoiserie, da quelle più semplici, come il croissant di scuola francese, anche integrale o farcito con ottima crema pasticcera o marmellate di altra qualità, o il pain au chocolat, il cinnamon roll, il pain aux raisins, tutte di fattura molto buona. Oppure si può salire in complessità e prezzi con creazioni più sofisticate, come il cestino con la crema di latte tostato con pesca sciroppata e aromatizzata allo tsukushi di prugna, o ancora la treccia con crema al latte e miele e fichi, oppure la girella al risolatte e caramello. In questi casi, tuttavia, abbiamo rilevato che queste ambiziose creazioni all’assaggio sono risultate troppo dolci e non sempre equilibrate. Deliziose le monoporzioni, anche se magari più adatte per l’appuntamento pomeridiano, che rappresentano a nostro parere il principale punto di forza di Le Levain, come nel caso dell’ottima charlotte al cioccolato e pere. La caffetteria si basa sui prodotti della nota torrefazione Picapau di Ostia, anche in questo caso con una varietà di preparazioni molto ampia, dall’equilibrato espresso base blend di Brasile e Perù più adatto al gusto italiano, fino al più complesso Rwanda, dalle piacevoli note speziate, dolci e fruttate, dal corposo e intenso blend di Colombia e Brasile con note di cacao e frutta secca all’Etiopia dall’acidità più spiccata e sentori di albicocca, tè nero e arancia rossa. Molto buoni i cappuccini e i flat white realizzati con la tecnica del latte art, ben schiumati e con in bell’evidenza la componente caffè. Tra le tante altre preparazioni, ottimo il batch brew realizzato con un monorigine Guatemala, rotondo, intenso e dalle note di cioccolata fondente e molto buono il caffè leccese con latte di mandorle e granita di mandorle. Tutto valido, però non possiamo non rilevare che proporre un unico marchio, seppur validissimo, rappresenta un notevole vincolo per il cliente curioso, che preferirebbe la possibilità di assaggiare marchi diversi, magari a rotazione nel corso dell’anno, come avviene in altri locali al vertice nella Capitale.
Il locale è abbastanza ampio e si sviluppa in lunghezza, con un grande bancone con lo spazio caffetteria e proseguendo con quello dedicato ai lieviti, seguito da quello delle monoporzioni per arrivare alla cassa, attiguo alla quale si trova il laboratorio a vista di gastronomia. Ampie vetrate assicurano la luminosità, mentre gli arredi sono essenziali e funzionali. Oltre che al bancone, le specialità si possono gustare accomodandosi in alcuni tavolini.
Più gentile e preparato il personale addetto alla caffetteria, più sbrigativo quello della pasticceria. Certamente il grande flusso di pubblico non favorisce una maggiore espansività.
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