La Palazzina

Voto: 6.75 su 10

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Pecora Green
OFFERTA

La proposta di questo locale si basa sulla valorizzazione appassionata dei prodotti del territorio, con un’attenzione particolare ai Presìdi Slow Food, ben evidenziati nel menù in corrispondenza dei piatti che ne fanno uso. La linea di cucina è tradizionale ma non priva di spunti creativi, con esiti però altalenanti, a volte convincenti come nei primi piatti a base anche di pasta fresca fatta in casa, altre volte assai meno come nei secondi piatti. Se, come ci auguriamo, la giovane mano in cucina maturerà a dovere ci sono pertanto le premesse per crescere. Dopo aver ingannato la non lunga attesa con un ottimo cestino di pane arrivato ancora caldo a tavola (grissini al pomodoro e rosmarino, focaccia al formaggio, pagnotta integrale), abbiamo iniziato con un piacevole appetizer gentilmente offerto, una zuppetta al pomodoro e crema di ricotta, seguito da ottimi fiori di zucca ripieni di macinato di carne ed eccellenti olive locali alla brace. Tra i primi, buonissime le fettuccine con ragù bianco di cortile (pollo, gallina, anatra e coniglio), un piatto d’altri tempi qui eseguito in modo magistrale. Notevole, anche visivamente, la pappardella arrotolata ripiena di arrosto di vitella, pomodoro, olio al basilico, maggiorana e marzolina. Meno interessante, ma comunque godibile, la calamarata con burro della Normandia, acciughe cantabriche e zucchine romanesche. Non del tutto riusciti i secondi, a partire dal rollè di pollo disossato con erbette e misticanza ripassata in padella, in cui bontà della verdura non riusciva a compensare una carne senza grosso slancio. Promettevano più di quanto mantenevano, poi, le costine di cinta senese glassate con salsa alle mele e whisky, accompagnate da purè e fagiolini al burro, nonché il calamaro ripieno di patata e scalogno, con salicornia, pomodorini sott’olio e polvere di olive Leccino. Più soddisfacente la quaglia ripiena di salsiccia di cinta senese con il suo fondo, misticanza di verdure ripassate e salsa di fragole. Tra i dessert, ottima la crostata di ricotta con confettura di agrumi e rinfrescante il sorbetto alla pera, frutto della passione e sauvignon, mentre non ci ha convinti il “nonTiramisù” con giglietti di Palestrina, pistacchio e cioccolato fondente, invero pesante. In chiusura, un’ottima tazzina di un caffè di una torrefazione specialty romana, dai piacevoli sentori dolci di cioccolata e nocciola.

AMBIENTE

Il locale è arredato con cura e all’insegna di una rustica eleganza, con pavimento e mobilio di legno scuro, un grande bancone, pareti bianche e a mattoni, mensole ricolme di bottiglie di vino e di prodotti utilizzati in cucina.

SERVIZIO

Di grande gentilezza, attento e alla mano.

CANTINA

Una selezione abbastanza ampia e assai mirata, con un’attenzione particolare ai vini naturali e a produttori di nicchia, con una significativa presenza di bollicine e di vini del territorio. Buona la disponibilità alla mescita e ricarichi nella norma.

OLIO

Su richiesta è stata portata in tavola una bottiglia con tappo a norma di olio EVO Tuscia DOP, monovarietale Caninese.

CHIUSURA
Martedì