Conferma di voto per questo noto ristorante milanese che ha elevato la cucina vegetale al rango gourmet, con piatti i cui abbinamenti sono sapientemente studiati e sempre indovinati, per una sensazione generale di appagamento del gusto e leggerezza complessiva. Il menù propone diverse formule, di cui due disponibili solo a pranzo: il “piatto quadro” che prevede 4 o 5 preparazioni servite su un unico piatto quadrato al costo rispettivamente di 30 e 35 euro, con acqua e caffè inclusi, e la “piccola degustazione” che comprende 2 piatti salati e 1 dolce al costo di 65 euro da scegliere da una piccola selezione di piatti presenti anche nella carta della cena. Inoltre, è possibile scegliere tra due menù più completi – L’enfasi della Natura e La scoperta nella Tradizione – entrambi a 140 euro e vincolanti per tutto il tavolo. Un fagottino croccante ripieno di salsa piemontese simile a quella del vitello tonnato, ma in chiave vegetale, con tofu, olive, cappero fritto e limone, ha anticipato il primo piatto del percorso, ovvero “Yinglong – il drago della pioggia”, composto da un cetriolo marinato nell’umeboshi, mousse di anacardi e curry himalayano su una base croccante di arachidi dalla piacevole nota piccante che ben si sposava con freschezza dell’ortaggio; chicca finale le “gocce di pioggia” sparse su tutto il piatto realizzate con una crescenza vegetale a cui il fiore del pisello ha conferito il colore indaco. Ottimo anche il “Dattatreya – precettore di ogni yogi” a base di tempeh fatto con piselli e semi di zucca, accompagnato da salsa bordolese a base di pomodoro arrosto e vino e da un piccolo rosti di patate di montagna sormontato da carpaccio di zucchine ed emulsione alla senape. In chiusura “Il giardino delle sei sublimità”, cioè una “cheese fake” a base vegetale (nome geniale) con salsa di amarene, cioccolato bianco su frolla croccante di sesamo. Leggermente sottoestratto il caffè, dalla crema persistente e dal buon aroma.
Tre le sale che compongono il locale, tutte arredate con sobria eleganza, con tavoli ben dimensionati e un’apparecchiatura essenziale. Nell’ultima sala, la più piccola, c’è anche una finestra che dà direttamente sulla cucina. Il dehors c’è ma non è fruibile per mangiare, serve solo per un’attesa piacevole durante la bella stagione.
Cortese e preciso.
La lista dei vini contiene una sezione iniziale dedicata alle bollicine italiane e francesi, poi si susseguono vini bianchi e rossi nostrani e d’Oltralpe, con la presenza anche di bottiglie di qualche altro paese europeo e del mondo; ricarichi alti.
Su richiesta ci è stato servito un olio EVO abruzzese, monovarietale Dritta, di una nota azienda vinicola servito al tavolo direttamente in una ciotolina senza mostrare la bottiglia, ma almeno presentando a parole l’azienda e la cultivar. Peccato, su questo aspetto ci saremmo aspettati di più.