Quasi affacciata sul Tevere, l’Enoteca La Torre occupa quella che era la “sala delle feste” di Villa Laetitia, prestigiosa residenza storica di inizio ’900. La proposta gastronomica è affidata allo chef Domenico Stile, che coniuga raffinatezza e rigore tecnico, mantenendo un forte legame con le sue radici campane. Accanto a due percorsi degustazione a sorpresa, “Un viaggio a occhi chiusi” (6 portate a 210€) e “Movimento” (8 portate a 230€), entrambi pensati per offrire una panoramica completa della cucina dello chef, è possibile la scelta à la carte (3 piatti a 190€). Noi abbiamo optato per questa soluzione e, dopo gli squisiti amuse bouche, tra i quali abbiamo preferito quello al blu di bufala, abbiamo aperto la cena con il merluzzo con scorzonera, lavanda e mozzarella, portata delicata e giustamente aromatica, seguito dal coniglio tiepido con miso di nocciole, aceto balsamico e rapa bianca, in perfetto equilibrio tra dolcezza, acidità e tostatura. Ottimi entrambi i primi scelti: le tagliatelle con ricci di mare, carote e sommacco, dalla sapidità ben bilanciata, e la pasta mista con gallinella affumicata, bergamotto e finocchio acquatico, pietanza elaborata e di riusciti contrasti, miglior piatto della serata. Anche i secondi ci hanno pienamente convinto: il branzino alla vignarola con grano saraceno fermentato ha unito sapori vegetali e marini con leggerezza, mentre l’agnello alla Villeroy ha offerto una gustosa lettura contemporanea di un classico senza tempo. Un interessante semifreddo al tè verde Sencha con perilla e cavolo nero ha chiuso il percorso con pulizia gustativa e freschezza vegetale, evitando eccessi zuccherini, seguito da un caffè di buona aromaticità e persistenza accompagnato da piccola pasticceria.
L’architettura d’epoca della villa contribuisce in modo decisivo al fascino dell’esperienza: la bella sala è impreziosita da stucchi, vetrate e pavimenti originali, mentre arredi sofisticati e una mise en place curata con materiali di pregio completano l’atmosfera di raffinata sobrietà.
Punto di forza del locale: si distingue per professionalità, ritmo e discrezione. Lo staff è presente con garbo senza essere invadente, anche grazie alla figura del maître Rudy Travagli, la cui conduzione della sala è precisa ed elegante.
La carta dei vini è molto ampia e presenta le migliori referenze nazionali ed estere; nel tempo è migliorata l’attenzione ai vini bio-natur. Ricarichi molto elevati ma in linea con lo standing del ristorante: l’offerta alla mescita può essere un’interessante alternativa. Per chi lo desidera sono disponibili dei percorsi guidati dal costo piuttosto sostenuto.
Ci è stato servito, da bottiglia a norma, un olio EVO umbro, blend di Leccino, Moraiolo e Frantoio.
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