Nel panorama dei cocktail bar torinesi, D.One si conferma un validissimo indirizzo dove bere e pure mangiare. La drink list è molto originale, con i nomi dei cocktail e le grafiche che fanno fare un bel giro del mondo, e con la scala dei colori applicata sullo sfondo che permette di individuare facilmente quali sapori saranno dominanti e i simboli a piè di pagina che spiegano il tipo di bicchiere in cui il cocktail sarà presentato. Per la nostra prova di quest’anno, abbiamo scelto il “Doppio Binario” (disponibile come molti cocktail in carta anche in versione no alcool), a base di tequila e mezcal con sage, una salsa dolce e sour al miele, lime e ananas; sul bordo del bicchiere viene messo del sale aromatizzato che conferisce una nota sapida andando a smorzare la dolcezza del succo di ananas e del miele, che a loro volta bilanciano la leggera affumicatura del mezcal, rendendo il cocktail divertente e di grande equilibrio. Per il secondo assaggio ci siamo orientati sulla carta dei Negroni, in cui ogni versione prende il nome di un famoso pugile della storia, raccontati in un libretto simile ai blocchetti da cui si staccavano i biglietti per gli incontri sportivi: abbiamo puntato sul “Joe Frazier”, che è uno dei due Negroni analcolici disponibili, dove la mancanza della parte calda alcolica ovviamente si fa sentire, ma le note date dal chinotto, dalla melissa, dall’arancia amara e dal bitter analcolico richiamano i sapori attesi, rendendolo più leggero e rinfrescante. Ma D.One non è solo un locale dove bere, ma anche un “cocktail bar con piccola cucina e grandi ambizioni”, come amano definirsi. Quasi tutti i piatti (persino le pizze al padellino) sono di loro produzione, ponendo attenzione, come per i miscelati, alle materie prime. In accompagnamento alle bevande, abbiamo assaggiato un carpaccio di anguria cotta a bassa temperatura sotto sale con soia, mirin, acqua di pomodoro, cipollotto e olio alla menta che è riuscito perfettamente nel giocoso intento di evocare un carpaccio di carne. Oltre ai golosi tacos di pulled pork con maionese alla senape e cialda croccante, abbiamo provato pure il carpaccio di orata avvolta nell’alga nori, con salsa ponzu e chips di riso, gustoso e ben marinato, e uno spiedino di polpo e calamaro spennellato con salsa tonkatsu, poi passato in forno per caramellizzare, con zucchine e peperoni croccanti, dalla azzeccata nota leggermente piccante che ha permesso un ottimo pairing con i cocktail.
Il locale è caldo e accogliente grazie ai mattoni a vista, agli arredi vintage e alle luci soffuse.
Lo staff è molto presente, gentile e accompagna con piacere il cliente nella scelta, nonostante i numeri importanti di avventori con cui spesso si deve confrontare. Sempre apprezzabile l’attenzione di portare un bicchiere d’acqua prima del cocktail, per permettere al cliente di degustarlo nelle migliori condizioni possibili.