Voto confermato per questo sobrio ristorante che offre una varietà di piatti a base di carne, pesce e opzioni vegetariane, con specialità tipiche del Piemonte e non solo. Dopo un gradito benvenuto da parte della cucina a base di due flûte di Pinot Nero vinificato rosé, accompagnati da sfiziosi salatini, abbiamo assaggiato una variante ben riuscita del famoso dolce francese, qui mutuato nella versione salata: una tarte Tatin di cipolla accompagnata da una riduzione di vermouth che ne ha bilanciato il sapore dolce, e da un gelato al Gorgonzola DOP che aggiungeva golosità e freschezza. A seguire, abbiamo scelto una rivisitazione “alla massese” di un piatto tipico piemontese: gli agnolotti, con ripieno di mortadella all’aroma di timo, con cottura e consistenza della pasta leggermente troppo al dente ai bordi, mentre il ragù, saporito e dal gusto deciso, è stato servito in quantità troppo abbondante. Al primo abbiamo preferito il secondo scelto: entrecôte irlandese alla piastra, tenera e dalla porzione generosa, con un perfetto grado di cottura; il contorno di friggitelli ripieni di Taleggio ha rappresentato, tuttavia, un’occasione mancata per alleggerire il piatto. La portata vincente si conferma il dolce: tiramisù al Cubique, con crema al mascarpone e amaretto adagiati su una cialda di cioccolato fondente; ottimo mix di consistenze e sapori. Chiusura con un caffè ben estratto e aromatico.
Affacciato su Via Saluzzo con ampie vetrate, il ristorante si sviluppa su tre livelli, con un interno semplice e un po’ freddo. L’atmosfera è infatti curata, ma manca di calore. Non ci sono tavoli all’aperto.
Alla vecchia maniera: professionale e presente, ma fin troppo impostato e distaccato.
Carta dei vini valida ma contenuta, con prevalenza di etichette locali e qualche proposta nazionale e francese; buona selezione al calice. Rincari adeguati.
Su richiesta, ci è stata portata al tavolo una bottiglia con tappo a norma di olio EVO siciliano DOP Monti Iblei.
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