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Voto: 7.5 su 10

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Pecora Green
OFFERTA

Si conferma un indirizzo valido e interessante questo particolare ristorante di Frascati in cui si porta avanti con coerenza e coraggio una cucina creativa, tecnica ed essenziale, profondamente radicata nel territorio. Ingredienti autoprodotti, fermentazioni sperimentate nelle grotte di tufo sotto al ristorante e coltivazioni sotterranee rendono l’esperienza autentica e unica, una proposta contemporanea che valorizza ogni materia prima con rispetto e una chiara visione che spesso produce i frutti sperati e solo a volte si esprime in piatti meno centrati. Abbiamo iniziato la nostra cena con un’affascinante visita in grotta, accompagnati dal maître che ci ha guidati in un percorso studiato per far conoscere i prodotti ai clienti, lo stile e il lavoro meticoloso che si fa qui sulle fermentazioni e che si conclude con il benvenuto della cucina da gustare in loco preparato con gli ingredienti appena visti. Tornati al tavolo, dopo gli appetizer, siamo stati accolti da un assoluto di cardoncello intenso e profumato, con il fungo coltivato con gran successo nella grotta sottostante, grigliato e condito con il suo ricco fondo. Sorprendente il gusto incisivo e delicato al tempo stesso del piatto a base di porro, cotto alla perfezione e adagiato su una salsa di aringa affumicata sufficientemente delicata da non essere invasiva. Passando ai primi piatti, convincono ma non fino in fondo gli gnocchetti acqua e farina, formato tipico della terra d’origine dello chef, più pesanti del dovuto probabilmente a causa della consistenza troppo callosa nonostante la cremosa mantecatura a base di erbe di campo e l’intelligente aggiunta di limone maturato in grotta; più riusciti, invece, i cappellacci ripieni di coniglio, con la sfoglia spessa e rustica che in questo caso si sposa alla perfezione con il gustoso ripieno. A seguire, il delicatissimo gusto del rombo si abbinava bene alla nota amara della scarola, anche se il piatto rischiava di essere sbilanciato da un (di per sé anche molto buono) paté di olive decisamente troppo intenso. Il pre dessert, a base di limone e meringa, è stato fresco e gradevole, con la nota sapida ed erbacea stavolta sì ben equilibrata data dalla polvere di cappero, mentre il dessert vero e proprio si è rivelato poco dolce ma pienamente all’altezza di un menù così particolare, un inno al verde della primavera con la mousse al tè matcha, biscotto di spinaci leggermente amaro e la colorata meringa alla barbabietola. Ottima tazzina in chiusura, dalle note fresche e dall’aroma persistente, di perfetta estrazione.

AMBIENTE

Semplice ed elegante, con i tavoli in legno spaziosi e senza tovaglia, apparecchiati con stoviglie raffinate, i bei muri in mattoni nudi e la vetrata sul pavimento, che offre un suggestivo scorcio della grotta, lo rendono particolare ed accogliente.

SERVIZIO

Competente e di alto livello: il maître ci ha guidati in modo egregio per tutta la cena dimostrandosi attento e professionale, molto esaustivo e interessante nel corso della visita alle grotte in cui vengono affinati e coltivati buona parte degli ingredienti usati in cucina.

CANTINA

Rispetto ad un menù così particolare ed innovativo la scelta di etichette ci sembra orientata in modo più convenzionale su ottime referenze rinomate del panorama vitivinicolo nazionale, con qualche escursione Oltralpe, prezzate in modo onesto. Apprezzabile la scelta di proporre anche gin tonic e kombucha in alternativa al calice di bollicine per iniziare il pasto, e la possibilità di scegliere un abbinamento al bicchiere per accompagnare i menù degustazione.

OLIO

Di default con il pane caldo viene portato in tavola l’aceto affinato in grotta e una piccola forma di siero di pecora da spalmare, mentre, su richiesta, viene servito un olio EVO abruzzese, blend di Leccino, Dritta e Tortiglione nella bottiglia a norma.

CHIUSURA
Martedì. La sera tranne Venerdì, Sabato e Domenica