Situato nel cuore del quartiere Prati, vicino Piazza Cavour, questo ristorante si conferma per l’essenzialità e l’eleganza dell’offerta gastronomica che, oltre ai piatti à la carte, offre anche due menù degustazione da cinque e sette portate rispettivamente a 65 e 85 euro. Il benvenuto è stato affidato a un fresco sorbetto di melone invernale condito con polvere di sale e di prosciutto crudo, per poi proseguire con il valido trittico di antipasti composto da un cestino di verdure farcito con mousse di verdure e olio di friggitelli verdi, da un croccante cannolo di baccalà mantecato e paprica e, infine, da una mini pizzella con sugo di pomodoro e basilico; gustoso anche l’involtino di gambero accompagnato da un estratto di lattuga, con emulsione di pomodoro verde e olio EVO aromatizzato. La successiva portata ha visto come unico e solo protagonista la carota declinata in diverse preparazioni: una crema di carota caramellata gialla pugliese coperta in superficie da cubetti dell’ortaggio arrostiti (di colore marrone a creare un contrasto decorativo), con al centro una fettuccia di carota arrotolata a forma di rosellina, il tutto sovrastato da un crumble di carota affumicata, condita da cerfoglio e dragoncello, i cui aromi hanno equilibrato il sapore della vellutata. Il pasto è proseguito con un cheeseburger di carne mista di manzo e di maiale denominato Squid Game, adagiato su un letto di insalata verde e decorato con un piccolo tentacolo di mollusco, laccato e sigillato con il grasso di maiale, accompagnato da un ciuffo di maionese al sesamo; un piatto di cui non abbiamo capito il senso visto che a prevalere era il sapore della carne. Non convincente del tutto anche il raviolo gusto pizza, ovvero un raviolo di pasta di pizza lievitata 24 ore e poi cotto al vapore come da tradizione orientale, farcito con salsa di pomodoro affumicato e accompagnato da piccole sfere di latte di bufala da un olio affumicato dal sapore troppo prevaricante rispetto al resto; inoltre, l’impasto cotto aveva una consistenza leggermente troppo pesante. Alti e bassi anche per il piatto a base di pesce di fondale, dalle carni delicate e cotte alla brace, accompagnato da una buccia di pisello arrostita, adagiato, però, su un guazzetto troppo liquido composto da latte di cocco e limone, in cui cozze, vongole e dattero di mare si perdevano nel brodo eccessivamente aromatizzato da erbe quali cerfoglio, citronella e coriandolo, terminato con un’emulsione di olio EVO aromatico pugliese. Gradevole il pre-dessert a base di spuma di cedro condita con polvere di cappero e arancia candita, dal buon equilibrio gustativo, così come il dolce vero e proprio composto da un babà di farina integrale su un letto di spuma di ricotta vaccina, crumble al sapore di pastiera di grano, accompagnato da mentuccia e zeste di arancia candita, il tutto seguito da un caffè ben estratto e di buona persistenza.
Il contesto è minimal, con le pareti nude e scure dagli arredi essenziali che ricordano le atmosfere nordeuropee, ma nel complesso raffinato e reso più caldo ed accogliente dalla luce soffusa e dai tavoli e sedie di legno color miele senza tovagliato. Sullo sfondo della sala non eccessivamente grande si scorgono grandi vetrate verde bosco che fungono da divisorio tra la grande cucina posteriore e il bancone.
Disponibile e cortese, preparato nella descrizione dei piatti, forse effettuata troppo velocemente e in modo auto referenziato, ed efficace nel consigliare i vini.
Non eccessivamente ampia, la carta dei vini è suddivisa per tipologia di uve e di zona geografica di produzione, con diverse opzioni biodinamiche; ricarichi corretti.
Su richiesta, insieme alle porzioni di pani preparati in casa, ci è stato servito un olio EVO campano, monovarietale Ravece, nella bottiglia con tappo a norma.
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