Prenotate con largo anticipo se volete accomodarvi ai non molti tavoli di questa trattoria famosa ben oltre i confini della città eterna: è infatti molto gettonata dai tanti turisti italiani e stranieri che desiderano gustare i sapori della cucina capitolina, qui interpretata in modo autentico, con alcuni piatti disponibili in uno specifico giorno della settimana come da tradizione. Per chi volesse seguire dei percorsi all’insegna della romanità più pura sono disponibili due convenienti menù degustazione, quello della “tradizione” a 45 euro e il “quinto quarto” a 48 euro. Quest’anno abbiamo iniziato con le uova in trippa con pecorino romano, pomodoro e menta, gustoso piatto contadino ormai quasi dimenticato e qui meritoriamente riproposto, una sorta di “finta trippa” in cui la carne viene sostituita da frittata tagliata a striscette. A seguire la “minestra della suocera”, con zucca, fagioli del purgatorio, pane tostato e pecorino romano, preparazione molto piacevole dai toni dolci ben equilibrati e dalla consistenza croccante dei legumi. Tra le paste, ottimi i rigatoni all’amatriciana, con grandi pezzi di guanciale saporito e cotto alla perfezione, giustamente non immersi nel sugo di pomodoro a coprire il resto come troppo spesso accade, ma ben dosato e comunque sufficiente per una gustosa scarpetta finale. Meno riusciti i pur validi gnocchi con sugo di coda alla vaccinara, piatto del giorno di un giovedì. Tra i secondi, da manuale i saltimbocca alla romana, ma abbiamo apprezzato molto anche l’ottimo baccalà alla pizzaiola nel coccio, con salsa di pomodoro e patate, piatto del giorno del venerdì. Come contorno invernale le buonissime puntarelle a pulire la bocca. Tra i dolci abbiamo assaggiato una convincente zuppa inglese e la specialità della casa, ovvero la torta “Antica Roma”, con ricotta, marmellata di fragole, semi di papavero e semi di sesamo, seguite da un espresso grintoso ma non molto aromatico.
Il locale è composto da una sala principale e da una più piccola, entrambe arredate con cura e con pareti impreziosite da quadri e stampe, cui nella bella stagione si aggiunge un piacevole dehors esterno.
Gentile e alla mano, con un plauso alla bravissima sommelier, disponibile a consigliare in modo appropriato il cliente sugli abbinamenti più adatti.
Non amplissima ma molto ragionata e completa in modo da coprire una vasta gamma di tipologie, con una particolare attenzione ai vini naturali e del territorio. Ricarichi medi, disponibilità di calici alla mescita e pairing azzeccati con i menù degustazione completano un quadro senz’altro positivo.
Su richiesta viene portata in tavola una bottiglia di olio molisano, un blend di cultivar non indicate. In passato ricordavamo prodotti migliori.
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