Continua a convincere la cucina di Andrea Aprea, chef campano che ha aperto, già da qualche anno, il suo ristorante nella bella cornice di Palazzo Rovati, sede della fondazione omonima su Corso Venezia. Il menù prevede solamente tre percorsi degustazione – Contemporaneità, 4 piatti a 205€, Partenope, 6 piatti a 235€, e Signature, 8 piatti a 255€-, ciascuno aumentato di 5 euro rispetto allo scorso anno. Sempre sfizioso il piccolo aperitivo di benvenuto a base di sfera di spritz frizzante, bignè di cocktail di gamberi, patata soffiata allo stracchino e cipolla rossa, oliva nera e arancia candita, seguito da un piatto firma dello chef, ovvero la caprese dolce-salata composta da una sottilissima sfera, dal guscio leggermente dolce e croccante, che racchiude una spuma di mozzarella adagiata su una salsa di pomodoro e basilico. L’antipasto vero e proprio è stato un delizioso petto di quaglia servito con il suo fondo, una crema all’aglio nero e una carota baby a decorare il piatto; in accompagnamento, in un simpatico contenitore a forma di uovo, c’era una spuma di carote che andava a nascondere un delicato uovo di quaglia poché. Eccellenti le eliche ”selezione Gentile” con doppio concentrato di soffritto napoletano e limone candito, un piatto semplice all’apparenza ma di un’eleganza sublime, con i cubetti di limone a dare freschezza e aromaticità. Come secondo piatto abbiamo assaggiato un piccione cotto in modo magistrale, servito con rape in diverse consistenze su salsa al blu di bufala. Lo scenografico pre dessert, che vede una nuvola di azoto liquido espandersi da un cestino di limoni portato al tavolo insieme alla coppetta di granita e crema al limone, ha anticipato il dolce vero e proprio a base di nespola, rosmarino, cioccolato bianco e liquirizia, con un bel contrasto di consistenze ed equilibrio tra dolcezza del cioccolato bianco e lieve acidità del frutto. In chiusura un caffè perfettamente estratto, dalla texture setosa e buona persistenza gusto-olfattiva, servito con della piccola pasticceria.
Elegante e raffinato, con la prima sala occupata da tavoli ben dimensionati e apparecchiati disposti di fronte alla cucina a vista, come se fosse il palcoscenico di un teatro.
Professionale e dai tempi fluidi, giusto un filo troppo ossequioso.
La lista dei vini è composta da cantine di un certo prestigio, sia italiane che straniere, e qualche produttore di nicchia, anche del mondo bio natur. Ricarichi alti.
Con il pane fatto in casa (tra cui citiamo l’ottimo sfogliato che ricorda il tarallo napoletano), viene servito un olio EVO Dop Umbria Colli Assisi Spoleto, blend di Moraiolo, Frantoio, Leccino e altre cultivar del territorio, nella bottiglia a norma.
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