Altatto

Voto: 8 su 10

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Pecora Green
OFFERTA

A dieci anni dalla nascita del bistrot e dopo la chiusura della storica sede in zona Greco, Altatto – il progetto di alta cucina vegetariana guidato dalle due cuoche fondatrici Cinzia De Lauri e Sara Nicolosi – ha riaperto a Milano nella nuova casa in zona Barona, portando con sé la filosofia che lo ha reso un punto di riferimento della cucina vegetale contemporanea. Il nuovo ambiente è più arioso rispetto alla sala originaria, con un design minimale e luminoso curato dall’artista/designer Nicola Lorini. Il menù prevede solo due percorsi degustazione, uno di 4 portate a 55 euro e l’altro di 9 portate a 95 euro, che cambiano ogni mese in base alla stagionalità delle materie prime, con la possibilità di ordinare tre piatti extra à la carte, non ordinabili da soli. L’avvio della cena è con il pane multicereali del forno milanese Tondo, accompagnato da burro affumicato e salato, un piccolo capolavoro dalla crosta fragrante e un burro dalla sapidità perfettamente bilanciata. A seguire i vari piatti provati, partendo dai funghi cardoncelli glassati e cotti alla brace, con crespelle di grano servite con erbe aromatiche, salsa pechinese al pomodoro e liquirizia e verdure di stagione (porro, zenzero e rapa rossa): un piatto aromatico, in cui il fungo aveva una consistenza quasi “carnosa” e il gioco tra dolcezza, affumicatura e acidità era calibrato con maestria. Frittura croccante e asciutta per la tempura di zucca con farina di castagne, polvere di cacao, salvia fritta e rafano, accompagnata da un brodo dashi vegetale (tipico brodo giapponese) aromatizzato al rafano, in cui “pucciare”, volendo, l’ortaggio fritto. Il risotto allo zafferano mantecato con burro e parmigiano, su fondo bruno ottenuto dalla riduzione di sedano rapa, prezzemolo e limone, ci ha davvero stupito: grande padronanza della tecnica ed equilibrio di sapori si incontrano in un piatto iconico milanese reinterpretato con rispetto e innovazione. Eccellente la chiusura con il gelato al latte di capra, fieno bruciato e olio di fico, su fondo di marmellata di fichi e miele, un dolce sorprendente dal profumo agreste e dal sapore delicato ma persistente, seguito da un caffè di un noto marchio nazionale decisamente troppo lungo che ha accompagnato la piccola pasticceria (pere cotte nel vino con glassa di aceto balsamico e cacao).

AMBIENTE

La nuova location, ampia e luminosa, è ospitata in un ex spazio industriale ristrutturato con gusto minimalista e naturale. Toni chiari, elementi materici e la cucina a vista rendono l’esperienza immersiva: si percepisce subito l’attenzione ai dettagli, ma senza ostentazione. Anche la mise en place è minimale ma curata.

SERVIZIO

Il personale è cordiale, attento e competente: ogni piatto viene introdotto con spiegazioni chiare sulle tecniche e gli ingredienti. L’atmosfera è rilassata ma raffinata, personale giovane e premuroso, forse a volte un po’ distratto.

CANTINA

La cantina, curata e coerente con la filosofia del locale, propone una selezione contenuta ma ben costruita di bollicine, bianchi, rossi e vini macerati, privilegiando etichette naturali. In abbinamento sono disponibili anche sidri e una kombucha di produzione propria.

CHIUSURA
Sabato e Domenica