Ingresso in guida per questo ristorante affacciato direttamente sul grande mercato di Porta Palazzo, in cui materie prime di qualità, un menù che varia periodicamente per arricchirsi di prodotti di nicchia del territorio e cotture ben eseguite, sono il focus della proposta. In essa si trovano piatti dall’anima tradizionale che, al contempo, sono esteticamente curati ed eleganti: in carta ci sono gli immancabili della cucina piemontese, dalla bagna cauda al tonno di coniglio, accanto a scelte più ardite come rane alla vercellese, piccione alla Cavour e tapulone (uno spezzatino d’asino tipico di Borgomanero). Per la nostra cena abbiamo scelto di iniziare con un antipasto di fiume composto da un tris di anguilla e tinca affumicate e caviale di Salmerino, dall’inaspettata e piacevole delicatezza. Si prosegue bene con due primi piatti di livello: il risotto ben mantecato al blu di Biella e riduzione di idromele e dei tajarin al ragù d’anatra. Il piatto meno riuscito si è rivelata la guancia di maiale alla birra, cotta a bassa temperatura, dalla consistenza stranamente gommosa, con patate al forno e chips di cavolo riccio. Ottimo, invece, il dolce: un bonet fra i più buoni provati negli ultimi anni, sormontato da una crema di seirass, azzeccatissima aggiunta di ricotta piemontese. In chiusura un caffè correttamente estratto, ma non particolarmente complesso.
Il locale è accogliente con la sua sobria eleganza, riscaldato dalla presenza del legno e di numerose belle piante. Conferiscono fascino all’insieme l’ingresso sulla galleria Umberto I e le ampie vetrate da cui si scorge Piazza della Repubblica.
Appassionato e attento, riesce a trasmettere la filosofia del ristorante.
La carta dei vini parla piemontese, non eccessivamente estesa ma con belle proposte, anche di vitigni minori e una piccola selezione di vini eroici; disponibili alcune scelte al calice. I ricarichi sono corretti.
Su richiesta ci è stata servita una bottiglia a norma di un olio EVO ligure di un piccolo frantoio della provincia di Imperia.
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