Con i suoi 167,25 metri di altezza, il grattacielo Intesa-San Paolo è il terzo palazzo più alto di Torino, dopo quello della Regione e la famosa Mole Antonelliana, più alta di soli 25cm. Al piano 35 c’è il ristorante omonimo capitanato da Christian Balzo, che propone una cucina d’impronta territoriale con qualche spunto creativo, a nostro avviso non sempre riuscito. Il menù si divide in tre percorsi degustazione – In Piemonte, Giro d’Italia, Né Carne né Pesce – tutti al medesimo prezzo di 140 euro per 6 portate, che scendono a 110€ se si scelgono 4 piatti. Noi abbiamo scelto il secondo, che vuole essere un viaggio ideale lungo la nostra Penisola, con ricette di altre regioni riviste in chiave creativa. È questo il caso dell’antipasto chiamato Beccafico, ovvero delle sarde (crude) marinate in olio di agrumi e farcite con crema di uvetta, accompagnate da mou di pinoli e salsa al finocchietto, per un risultato complessivo non armonico a nostro avviso, dove il sapore del pesce (leggermente marinato) copriva il resto con la sua grassezza, purtroppo non stemperata dagli altri ingredienti, che semmai l’appesantivano (vedi il mou di pinoli). L’antipasto è stato preceduto da un piccolo benvenuto da parte della cucina composto da una meringa al pomodoro con crema di burrata all’interno, tartelletta di farina di ceci ripiena di insalata capricciosa con maionese vegana e un panino sfogliato profumato all’aglio con crema di acciughe. Decisamente più equilibrato lo spaghetto Mancini alle vongole, qui rivisitato cuocendo la pasta in un brodo di vongole fermentate e impreziosendolo con polvere di alga disidratata a ricordare il verde del prezzemolo; un piatto gradevole nel suo insieme. Lo spinarolo (un pesce appartenente alla famiglia degli squali), cotto in olio cottura, è il protagonista del secondo piatto, servito con una glassa di pomodoro, capperi e olive taggiasche, che, a nostro parere, ha obnubilato il sapore delicato del pesce; inoltre, l’insalatina di germogli dell’orto coltivato sul grattacielo era poggiata sopra il pesce, ”sporcandone” le foglie e mischiando i sapori. Nota zuccherina molto spinta nel dessert a base di pan di Spagna farcito con crema di albicocche e glassato con crema alla lavanda, accompagnato da un crumble di frutta secca, albicocche a pezzettini e gelato al fiordilatte e caramello salato: nel piatto sembravano due dolci che tra di loro non comunicavano affatto. In chiusura un espresso ben estratto ma non particolarmente complesso.
La vista a 360 gradi sulla città di Torino è davvero spettacolare: le Alpi a fare da scenografia e la Mole e la Gran Madre visibili ancora meglio di sera, quando la città brilla ai loro piedi. Tavoli ben dimensionati e apparecchiati.
Professionale e cortese, anche se un filino ingessato.
La carta dei vini è ben strutturata, con un bel focus sul Piemonte, mentre la parte del leone per quel che riguarda le etichette straniere la fa la Francia. Presenti sia nomi noti che qualche cantina di nicchia. Elevati i ricarichi.
Su richiesta ci è stato servito un olio EVO calabrese, blend di Carolea e Ottobratica, versato dalla bottiglia con tappo a norma direttamente in una ciotolina.
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