Basta uno sguardo per percepire l’atmosfera accogliente e familiare del locale, la cui insegna, con il termine dialettale menarost, che in milanese indica una persona chiacchierona, inconcludente e perditempo, lascia intuire che qui la tradizione meneghina è protagonista. Il menù, essenziale ma ben calibrato, continua a raccontare Milano attraverso i suoi piatti tipici: mondeghili, nervetti, ossobuco con risotto. Buono l’avvio con la giardiniera della Bottega Pavesi, rinomato laboratorio gastronomico piacentino selezionato dalla Locanda tra i suoi fornitori di fiducia: gusto deciso, nota acetica ben presente ma non invadente e croccantezza perfetta per le verdure, come vuole la ricetta tradizionale. Proseguiamo con un piatto sorprendentemente riuscito: cappellacci di ricotta e limone con crema di menta, in cui la sfoglia è stesa con maestria e cotta al punto giusto. Il piatto armonizza con equilibrio la dolcezza della ricotta, l’acidità vivace del limone e il retrogusto amarognolo e aromatico della menta, creando un insieme raffinato e ben bilanciato. Non convincente del tutto la cotoletta di vitello alla primavera, servita con rucola e pomodorini, in cui la carne era ben cotta, ma la panatura non uniforme, e servita tiepida al tavolo. Inoltre, la presenza della rucola e dei pomodori era eccessiva, finendo per coprire gli altri sapori. In salita anche il dessert da noi scelto, un cestino di pasta frolla con albicocche brasate e crema pasticcera, con la frolla sottile ma non perfettamente cotta né dorata, la crema, una diplomatica con aggiunta di panna, fresca ma poco caratterizzata, e le albicocche, sciroppate, che non aggiungevano profondità al gusto, anzi lo diluivano con il loro liquido zuccherino. Sovraestratto e acquoso il caffè finale.
Il locale è intimo, caratterizzato da un’atmosfera calda e accogliente che invita alla convivialità. Le luci soffuse esaltano il fascino retrò del locale, perfettamente in sintonia con gli arredi d’epoca: legni scuri, dettagli in ferro battuto e complementi vintage scelti con cura. Particolarmente suggestivo il soppalco, dove un unico tavolo offre un angolo riservato e raccolto, sebbene la sua vicinanza alla porta delle cucine possa risultare leggermente meno discreta. All’esterno, un grazioso dehors affacciato sulla strada accoglie gli ospiti tra piante e luci decorative, creando un’atmosfera rilassata e dal sapore vacanziero, perfetta per una pausa dal ritmo cittadino.
Cortese e professionale, con un’attenzione al cliente puntuale e discreta. Il personale, giovane e dinamico, dimostra competenza e preparazione.
La carta dei vini si presenta con una selezione essenziale ma ben pensata, con particolare attenzione alle etichette del Nord Italia, soprattutto tra i rossi. Spiccano le proposte di piccoli produttori locali, spesso di origine biologica, che aggiungono autenticità e carattere all’offerta. A completare il panorama enologico, alcune etichette estere, il vino della casa e una manciata di birre alla spina. I ricarichi sono nel complesso equilibrati e corretti.
Su richiesta ci è stato servito un olio EVO della provincia di Trapani, blend di Biancolilla, Cerasuola e Nocellara del Belice, servito nella bottiglia con tappo a norma.
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