Nato dal progetto di Alessandra Straccamore e Matteo Mazza, che guidano sala e accoglienza con misura e naturalezza, Motelombroso continua a essere un riferimento per la cucina contemporanea milanese. Ai fornelli Nicola Bonora, chef di origine sarda che porta avanti una ricerca personale e istintiva, costruita su materia prima eccellente, tecnica e curiosità. L’ambiente, curato in ogni dettaglio, accompagna la cena con luce morbida, musica leggera e un ritmo che invita a rallentare. Il menù è contraddistinto da percorsi degustazione da 4, 6 e 8 portate e da una selezione di piatti da scegliere singolarmente, anche con interessanti abbinamenti al calice. Dopo un originale e indovinato benvenuto da parte della cucina a base di una bevanda di pomodoro cuore di bue liquido, lampone e olio al basilico, fresca e aromatica, dal finale erbaceo e pulito, seguito da pan brioche appena sfornato con zucca e burro artigianale alle castagne, caldo e avvolgente, abbiamo iniziato il nostro percorso con il mazzetto di fagiolini alla brace e kale (cavolo riccio), servito con intingolo di pinoli, semi di zucca fermentati, olio all’elicriso, pomodoro e sommacco: un piatto giocato su profumi e consistenze, dove tostatura e acidità si incontrano con naturale equilibrio. Segue la melanzana alla brace con alga nori e basilico, dal gusto pieno e contrasto misurato tra morbidezza e croccantezza, terra e mare. La bottarga di pernice con fiore di camomilla e battuto di olive Nocellara ci ha conquistato per costruzione e profondità: il fiore introduce una nota floreale che prepara il palato alla complessità del piatto, completata dal brodo profumato che ne esalta i contrasti. Ottimi gli spaghetti croccanti al nero di seppia, brevemente cotti e poi immersi a lungo in olio aromatico prima della cottura alla brace, serviti con un sugo intenso e ben dosato: elegante nel sapore e scenografico nella presentazione, grazie anche al racconto che la accompagna. Di grande impatto il cinghiale essiccato, stracotto e reidratato, con salvia e abete rosso: tre consistenze distinte e perfettamente percepibili, in un piatto che unisce rusticità e precisione tecnica. Il pre-dessert, gelato di muggine con bottarga, scorza di limone e pecorino sardo affumicato, è un boccone di grande armonia, saporito e sorprendentemente bilanciato. Chiude il pasto il dolce al fungo porcino, con mousse di cioccolato, gelato allo zabaione e carote viola essiccate: un incontro ben risolto tra dolcezza, note vegetali e accenti sapidi. Ben estratto il caffè realizzato con la miscela di una torrefazione livornese, dal profilo aromatico pulito e finale persistente.
L’atmosfera si percepisce già dall’esterno: una rampa nascosta dalla via principale conduce a un cortile illuminato da luci colorate. All’interno, arredi moderni e piante si combinano a giochi di luce, creando un’eleganza stravagante. La veranda esterna riprende lo stesso linguaggio visivo.
Personale estremamente attento e cordiale, che accompagna l’esperienza raccontando con competenza e passione i dettagli di ogni piatto e dei suoi ingredienti.
Carta vini di ampio respiro, con cuore italiano e tocchi internazionali. Bollicine dall’Italia alla Francia, bianchi e macerati italiani affiancati a etichette estere, rosati selezionati e rossi italiani ed europei con qualche incursione australiana. Ricarichi alti.
Su richiesta ci è stato servito un olio EVO versato in un piattino da una bottiglia senza etichetta, senza possibilità di verificarne l’origine. Siamo poi venuti a sapere che la varietà di olive è la siciliana Minuta.
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