Continua a distinguersi per qualità della materia prima e precisione delle preparazioni questo storico indirizzo di cucina giapponese della Capitale, uno tra i pochi a nostro parere che riesce a offrire un’esperienza autentica, grazie alla proposta poliedrica che spazia dall’omakase (un percorso in cui ci si affida allo chef al prezzo di 125 euro), alla cena alla carta, passando per il kaiten, nastro trasportatore su cui passano invitanti piattini, prevalentemente di sushi e sashimi ma anche tempura, verdure e bellissimi dolci, alcuni dei quali arrivano dalla pasticceria Le Levain. Sul fronte sushi troviamo i nigiri, i maki e i roll davvero ben fatti, dalle dimensioni giuste per essere mangiati in uno o due bocconi, caratterizzati dal riso dalla perfetta consistenza glutinosa che permette ai bocconi di non disfarsi e dal sapore delicato, perfetto per fare da supporto al pesce freschissimo tagliato con maestria. Abbiamo gustato con estremo piacere sia i nigiri più semplici con salmone, tonno e seppie, ma anche varianti più articolate, con deliziosi gamberi rossi crudi oppure impreziosite da sapide uova di salmone o da un elegante tocco di tartufo nero. Un’ampia varietà di roll è disponibile sia nel menù che al kaiten: si va dai più tradizionali come i California Roll, con polpa di granchio e avocado, a quelli sormontati da tartare di salmone saporita e leggermente piccante, da quelli ripieni di gamberi in tempura, alla golosa versione con salmone ricoperto di glassa alla soia infornati per qualche minuto in modo da conferire profumo e consistenza particolari. Grandi soddisfazioni ci ha dato anche il sashimi, sia la variante con tonno rosso appena scottato, impreziosito dalla nota piccante della salsa Taberu Rayu ben stemperata dall’avocado a fette, sia l’intenso sashimi di spigola arricchito ma non prevaricato dal tartufo e dalle nocciole. Sul fronte del cotto ci è sembrata ben fatta la tempura di gamberi e verdure, preparata come tutto il resto con buone materie prime, croccante e per niente unta. Non deludono i dolci, in particolare la fresca monoporzione a base di cocco, lime e mousse alla vaniglia, conclusione leggera e perfetta per il pasto.
Arredato con sobria eleganza e curato nei dettagli, il locale si divide in due parti distinte, cui si accede dopo aver sceso qualche ripido gradino. Il primo ambiente è dominato dal lungo kaiten, dietro cui lavorano a vista due abili sushiman, mentre nella sala più interna sono disposti pochi tavoli apparecchiati in modo lineare e raffinato, con richiami alla cultura orientale disposti con gusto.
Molto presente in entrambe le sale, si dimostra preciso e rapido; a nostro avviso potrebbe essere meno formale.
Troviamo una buona scelta di etichette, piuttosto variegata tra nomi noti e realtà bio, con una buona scelta al calice che varia di volta in volta, discreta anche tra le mezze bottiglie, con ricarichi importanti. Davvero interessante la scelta di sake da gustare sia freschi che caldi.
In carta c’è una sezione dedicata a celiaci e vegetariani.
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