Questo locale è un esempio paradigmatico della cosiddetta “trattoria contemporanea”, con l’ambizione, a dire il vero un po’ snob, di muoversi al confine tra tradizione e modernità attraverso l’innesto di misurati tocchi creativi all’interno di una cucina territoriale a base di ottime materie prime. Ma non sempre il gioco riesce compiutamente e talvolta il risultato finale assomma la sostanziale assenza di innovazione con i difetti della “cucina della nonna”, troppo spesso idealizzata oltre misura a prescindere dai reali contenuti, non di rado grevi. Dopo un piccolo benvenuto dalla cucina, abbiamo iniziato con il cervello fritto con salvia e salsa tartara, misurata rivisitazione di un classico della cucina popolare purtroppo sempre più raro, qui meritoriamente riproposto ma purtroppo non eseguito al meglio, con la frittura un po’ indietro nella cottura. Tra i primi, valida l’esecuzione della carbonara, mentre sia i pici con funghi trifolati e pane croccante, sia i maltagliati con rigaglie di pollo e pecorino, pur complessivamente validi, risentivano di un eccesso di pesantezza e sapidità. Molto buoni invece i tubetti allo scoglio, una sorta di minestra assai gustosa e dal profumo di mare. Altrettanto convincente tra i secondi un altro piatto di mare, il baccalà con aglio, olio, peperoncino e fagioli, mentre la padella di maiale con peperoni e maggiorana era penalizzata da un eccesso di olio di cottura. Si risale con i dolci: un’ottima mousse al cioccolato con pane carasau, olio, sale e rosmarino, un riuscito dolce-non dolce dai toni sapidi, la cui opulenza era compensata dall’aromatica freschezza del rosmarino; molto buono anche il crumble con crema pasticciera, fragole, limone e basilico, dessert fresco e piacevole, con il solo difetto di una frolla forse troppo tenace. In chiusura un caffè sottoestratto, carente di aroma e poco persistente.
Il locale è composto da un’unica sala dall’atmosfera calda, curata, accogliente e all’insegna di un sobrio design, con arredi vintage, tavoli in legno scuro e sedie in paglia.
Abbastanza cortese e informale.
Non amplissima ma ben curata, incentrata su etichette di nicchia e vini naturali, con un’attenzione particolare alle cantine del Lazio, alle bollicine e ai rosati, con giusti ricarichi e una buona selezione alla mescita.
Su richiesta viene portata in tavola una bottiglia con tappo a norma di un ottimo olio EVO della Tuscia, monovarietale Caninese.