Non deve essere semplice fare ristorazione di qualità in un luogo centrale di Roma che al tempo stesso è fuori dai giri turistici. Non siamo, infatti, nel cuore di Trastevere né a Monteverde, ma nei pressi della famigerata sede dell’Agenzia delle Entrate di Ippolito Nievo, con l’insegna del ristorante nascosta da un benzinaio. Plauso d’obbligo, quindi, ai due giovani soci, uno in cucina e l’altro in sala, che hanno il merito di proporre una cucina di mare mai scontata a prezzi più che corretti, quest’anno nuovamente centrata. Per la nostra prova abbiamo optato per il percorso degustazione di 10 portate a 65€ (5 in più dello scorso anno) che è cominciato con un carnoso carpaccio di triglia agli agrumi per proseguire con gli ottimi scampi crudi proposti con la loro crema (una bisque concentrata) e con stracciatella e con l’eccellente tartare di tonno rosso con chips di fragole, pane croccante e maionese allo zenzero. Simpatica e riuscita la versione del calamaro alla romana ripieno di pane e carciofi servito con carciofo alla giudia e fonduta di pecorino, così come abbiamo apprezzato il polpo rosticciato con soffice di patate, asparagi e patate al burro; unico, piccolo inciampo con la seppia cotta con pomodori, rucola e aceto balsamico, per via della “prepotenza” di quest’ultimo ingrediente dosato con mano allegra. Impeccabili, per proseguire, i tonnarelli con gamberi rossi, pesto di pistacchio e burrata, con gli ingredienti in armonia e al tempo stesso evidenti uno ad uno; buoni, anche i ravioli ripieni di seppie e patate conditi con seppie crude, carciofo alla giudia, bottarga e mentuccia ed originale l’abbinamento del polpo rosticciato (ben cotto) con agretti in tre consistenze – crema, all’agro e in tempura – e soffice di patate. Riuscita, in chiusura, la rivisitazione del tiramisù proposto con biscotti Gentilini al posto dei savoiardi, seguito da un caffè ben estratto e di media persistenza.
Un’unica sala assicura agli avventori un’accoglienza curata, con vista sulla cucina in fondo. Corretta la mise en place, comode le sedute. Con la bella stagione sono disponibili alcuni coperti in un contesto, invero, non particolarmente ameno.
Curato in prima persona da uno dei soci, risulta cortese e competente, pronto a venire incontro alle richieste del cliente.
Non è il punto di forza del locale: piuttosto limitata, ha il merito di una proposta non scontata e di ricarichi corretti. L’annata è riportata solo per poche etichette, mentre la mescita è stranamente prezzata in carta per colore (bianchi 8€, rossi 9€, ecc.) per poi essere raccontata a voce, con disponibilità ad aprire bottiglie diverse da quelle previste per tale servizio.
È stata riempita in tavola una ciotolina con olio EVO della provincia di Viterbo monovarietale Caninese, servito da una bottiglia a norma ben raccontata.
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