È uno dei nostri posti del cuore a Roma. Ci troviamo nel popolare quartiere di Centocelle dove da oltre un lustro ha aperto questa insegna gestita in modo magistrale dai fratelli Camponeschi. La loro è una cucina che parte dalla tradizione per reinterpretarla in chiave moderatamente creativa, con grande attenzione alla selezione delle materie prime e della stagionalità. Il menù è giustamente snello e ha una preponderanza di preparazioni terragne senza disdegnare digressioni marinare, con esiti sempre più che appaganti, anche se alcune incertezze ci inducono prudenza nel voto. Accolti da una deliziosa crema di patate, carote e cipolla con paprika ed erba cipollina quale benvenuto dello chef, abbiamo dato il via alla nostra esperienza con un’eccellente terrina di coniglio e pistacchi con misticanza selvatica e aceto di Modena e con il turtun di Castelvittorio, un fagottino di pasta matta ripieno di primo sale, patate, zucchine e cipolla proposto con formaggio di capra e olio al basilico, piacevole nel complesso ma un po’ piatto al palato. Solo lodi per i primi piatti: se abbiamo trovato ottimi sia i fusilloni con porri, cavolfiore e mollica che i tonnarelli al ragù bianco di cortile, dobbiamo usare l’aggettivo eccellenti per i ravioli ripieni di coratella con verdure alla vignarola e latte affumicato. Meno entusiasmanti i secondi provati: il trancio di ricciola con bisque di scampi al latte di cocco e curry accompagnato da riso basmati era perfetto per sapore ma penalizzato da una cottura eccessiva delle carni con conseguente perdita di umori e il padellaccio di maiale con patate, carciofi ed erbe era molto saporito ma con un eccesso di parti grasse e una lieve carenza di sale. Ottimo, invece, il dolce, una crema di ricotta con biscotto morbido alla nocciola alla base e fragole spadellate, che non abbiamo potuto far seguire dal classico espresso in quanto momentaneamente sospeso dalla proposta.
Declinato in due sale, risulta allegro grazie alle pareti colore azzurro e con le tante bottiglie di vino esposte. I tavoli sono lasciati nudi con tovagliette di carta e tovaglioli di stoffa.
Giusto nei tempi, risulta preparato e cortese, oltre che disponibile ad accontentare le richieste del cliente.
Da riferimento. Aperta dalle proposte in mescita, è interamente vocata ad etichette di nicchia che non si limitano al territorio nazionale. Selezionate e raccontate con grande competenza, hanno pure il merito di ricarichi corretti.
Ad inizio pasto viene servita insieme al pane una ciotolina riempita al tavolo da una bottiglia a norma di un ottimo olio EVO della provincia di Arezzo blend di cultivar del territorio.
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