Conferma di voto per questo ristorante che, partendo dalla tradizione regionale italiana, esplora ingredienti e abbinamenti contemporanei, con spunti talvolta originali. Oltre alla presenza di tre menù degustazione, proposti al prezzo di 40, 45 e 50 euro, la carta comprende anche le singole portate in cui il vegetale ha una grande importanza, come testimoniato dal finocchio alla brace accompagnato da una salsa di arance e dal cavolo cinese con salsa al rafano, presi come antipasto. Gustoso anche il cardoncello alla brace, ben cotto e carnoso al palato ma con una sapidità piuttosto marcata non adeguatamente bilanciata dai suoi due compagni di pietanza, il parmigiano e il chimichurri, quest’ultimo, invero, più simile a una sorta di olio aromatizzato alle erbe aromatiche e aglio fresco senza alcuna nota piccante, sebbene piacevole al palato. Tra i primi piatti abbiamo scelto il fusilloro con ragù di lepre e scaglie di mandorle, ma nel menù era indicato anche del cioccolato fondente che, sebbene visibilmente grattugiato sopra al piatto, è scomparso, letteralmente inghiottito dal sapore della carne che monopolizzava il tutto. Più equilibrati gli spaghetti al burro e limone con frutti di mare e salicornia alla scapece, in cui il classico condimento a base di aceto non si percepiva, mentre il gradevole sentore di menta sì. Il rollè di coniglio con senape e misticanza, caldamente consigliato dal cameriere, era ben bilanciato tra il gusto dolce della carne e quello amaro delle erbe spontanee in accompagnamento, ma la consistenza era eccessivamente morbida, come se fosse solo ripieno. Ben realizzato il filetto di ricciola cotto prima a bassa temperatura e poi alla brace servito su salsa alla mugnaia con insalata gentilina arrostita. Sorprendente il sorbetto al limone, spuma di mandorle e capperi su base croccante di biscotti sabbiati, in cui il sorbetto, fresco e agrumato, contrastava perfettamente con la dolcezza delicata della spuma, creando un gioco di caldo-freddo estremamente piacevole al palato; inoltre, i capperi secchi sbriciolati chiudevano il piatto con un tocco sapido veramente azzeccato; più classica e leggermente troppo dolce la tartelletta di frolla con ricotta di pecora, fichi marinati e basilico. Palesemente sottoestratto il caffè, per nulla piacevole al naso né in bocca.
Lo spazio interno è caldo e accogliente, arredato nello stile “della nonna”, con cornici dorati di forme diverse appese alle pareti, quadri di varie dimensioni, piatti “scompagnati”, etc.. Con la bella stagione c’è anche il dehors allestito lungo il marciapiede antistante il locale.
Cortese e preciso.
La carta dei vini è sufficientemente ampia, divisa per tipologia (spumanti, bianchi, rosati, rossi, macerati) e con l’elenco della mescita in prima pagina. Le cantine presenti non sono commerciali ma scarseggia l’offerta di vini naturali, non convenzionali e biologici. Ricarichi medi. Ampia e variegata l’offerta di passiti, distillati e liquori da fine pasto.
Su richiesta ci è stata portata a tavola una bottiglia a norma di un olio EVO del Garda, composto prevalentemente da olive Leccino.