Si conferma una meta affidabile, questo ristorante ospitato all’interno del San Giorgio, circolo di tennis in zona Tor Carbone. A differenza di tanti altri locali ospitati all’interno di strutture sportive, spesso vocati ad una ristorazione veloce e banale, qui c’è una cucina semplice ma affidabile, che non disdegna alcuni spunti creativi e si cimenta pure con la pinsa. Rimanendo a quest’ultima, abbiamo assaggiato una semplice quanto efficace margherita e una altrettanto buona pinsa bianca con fiori di zucca, alici e zeste di limone. Eravamo partiti bene con il classico supplì, croccante e asciutto e con il cereale perfettamente sgranato, e con dei gustosi carciofi fritti serviti con una maionese alla mentuccia, per proseguire con dei rassicuranti spaghettoni (ottima la qualità della pasta) ai tre pomodori e stracciatella di bufala, dei ravioli ripieni di ricotta di bufala al profumo di mojito e gamberi, solamente discreti e con i gamberi piccoli e secchi per via dell’eccessiva cottura, e soprattutto con delle ottime fettuccine fatte in casa con farina macinata a pietra con ragù bianco di manzo mantecato con pecorino. È stata poi la volta dei cubotti di tonno cotto a dovere (quindi poco) con petali di mandorle, salsa teriyaki e verdure al wok. Chiusura non all’altezza per via di un tortino al cioccolato dal cuore caldo arrivato al tavolo un paio di minuti dopo l’ordinazione con una panna mediocre; leggermente meglio è andata con la tarte Tatin con mandorle e gelato alla crema (dimenticabile), in cui la frutta era in proporzione eccessiva rispetto alla sfoglia seguita da un caffè sovraestratto e piatto al palato. Menzione finale, purtroppo negativa, per il pane, davvero non all’altezza come già segnalato lo scorso anno.
L’ubicazione all’interno di un circolo sportivo garantisce ampia possibilità di parcheggio. Lo spazio del ristorante è arredato in modo semplice ma caldo, per un’atmosfera informale da trattoria.
Alla mano, risulta cortese anche se non preciso, come nel caso della mancata sostituzione dei bicchieri al cambio di vino: non avendo finito i calici della prima bottiglia, la seconda di un produttore diverso è stata lasciata in tavola senza farla assaggiare.
Sia la carta dei vini che la proposta in mescita sono contenute all’interno del menù. La scelta è limitata e per lo più banale, anche se alcune buone bottiglie si trovano ed hanno il pregio di ricarichi corretti.
Su richiesta è stata portata in tavola una bottiglia a norma di un olio EVO monovarietale Itrana della provincia di Latina, servita oltre la data di consumo consigliato (campagna olearia 2022/23).
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