Questo bel ristorante di lusso, situato in pieno centro, rappresenta da anni il punto di riferimento per chi, non badando a spese, vuole gustare la cucina classica di pesce al suo massimo livello. Qui, gli spunti creativi sono ridotti all’osso e l’attenzione è tutta volta alla materia prima, trattata il meno possibile in modo da farne risaltare qualità e freschezza. La sensazione, tuttavia, è quella di un rituale sempre uguale a se stesso, simmetrico all’abitudinarietà di un’agiata clientela alla ricerca consolatoria di certezze. Per la prova di quest’anno abbiamo optato per il menù degustazione, iniziando con ottimi pani, seguiti dall’immancabile, saporito arancino con prosciutto e provola. Ottima l’interpretazione dei freschissimi crudi: tartare di tonno e di merluzzo ed erba cipollina e carpaccio di gamberi rossi con bucce di arancia; non da meno le gustose tagliatelle di seppie alla brace con olio, limone, carciofi alla mentuccia e bottarga; di bella sapidità il sauté di vongole veraci di Sabaudia cotte alla brace, concluse con una lussuriosa scarpetta finale nel succulento sughetto di cottura. A seguire, spaghetti di farro con acciughe di Ponza, briciole di pane e peperoni alla cenere, intensi e saporiti ma penalizzati da un eccesso di sapidità. Valido ma anche abbastanza convenzionale il branzino cotto in foglie di salvia e limone, accompagnato da morbido di patate ed erbe amare. Si risale con i dolci, a partire da un ottimo pre dessert che si è rivelata una riuscita interpretazione delle pesche al vino, con fette di pesca marinate e spuma di emulsione di vino con lamponi, a cui è seguito il goloso babà caldo caramellato con crema. Caffè sovraestratto e con i tipici sentori di amaro e bruciato, per fortuna compensati da buona piccola pasticceria.
Sicuramente un punto di forza, il ristorante si trova infatti in un palazzo storico costruito sulle fondamenta del Teatro di Pompeo. All’ingresso campeggia la cucina a vista, mentre a sinistra si apre la bellissima sala dai soffitti molto alti e a mattoncini, da cui pende lo scenografico lampadario. Alle pareti un grande e raffinato specchio e tele d’arte contemporanea, a terra il suggestivo pavimento scuro e “vissuto”. I tavoli sono elegantemente apparecchiati con tovagliato bianco, a cui ci si può accomodare seduti su belle e comode sedie dal design contemporaneo che contrastano piacevolmente con il mobilio scuro di stampo classico.
Professionale e garbato, ma non molto spontaneo.
Ampia e incentrata giustamente su bollicine e bianchi, la carta dei vini propone bottiglie prestigiose, anche se non mancano etichette più di nicchia, con ricarichi mediamente elevati.
Su richiesta, è stata portata in tavola una bottiglia a norma di un buon olio EVO del basso Lazio brandizzata con il nome del locale, monovarietale Itrana.