Mostra qualche scricchiolio la proposta di questa storica osteria di mare che non ci ha pienamente convinto sotto diversi aspetti. La ristrutturazione di un paio di anni fa ha sicuramente migliorato il locale ed ora il menù è ben scritto e non più relegato ad un foglio A4. Alla prova dei fatti, però, abbiamo trovato preparazioni meno incisive, con alcune imprecisioni che ci hanno fatto pensare ad un passaggio di mani in cucina. Accolti da un calice di Prosecco offerto per ingannare l’attesa del tavolo di oltre mezz’ora sull’orario di prenotazione, abbiamo dato il via alla nostra cena con il solito burro salato, questa volta di una consistenza simile ad una crema in quanto troppo caldo, da spalmare su un pane da dimenticare. Spiazzante, poi, l’insalata di gamberi, in realtà un’insalata con gamberi bolliti messi sopra, presentazione alquanto discutibile, mentre buono come al solito il piatto di crudi, privo, rispetto alle altre visite, dei gamberi rossi, con carpacci e tartare freschi da arricchire con il sale Maldon servito a parte. Il grande classico del ristorante, la pasta e fagioli ai frutti di mare era sì buona, ma carente di sale, mentre non ci hanno convinto gli spaghetti con mazzancolle e limone per via della pasta eccessivamente “al chiodo” e per gli ingredienti slegati fra loro. Si risale con i secondi, con l’ottima frittura di calamari e gamberi, asciutta e croccante, e soprattutto con l’originale zuppa di crostacei servita con pane intinto nel sughetto. Chiusura affidata ad un tortino al cioccolato bianco alla lunga stucchevole seguito da un caffè realizzato con la moka.
La ristrutturazione non ha portato via con sé, purtroppo, le foto dei titolari con il VIP di turno, ma ha dato una rinfrescata al contesto, ora giocato sui toni del bianco e del blu a richiamare il mare. Permane il problema dei tavoli molto vicini fra loro nella piccola saletta interna a cui si aggiunge lo spazio sulla pedana attrezzata davanti all’ingresso.
Cortese e alla mano, ma mal organizzato, con orari di prenotazione disattesi e sensazione spiacevole di attenzione selettiva verso alcuni avventori.
Pesca quasi esclusivamente dal mainstream, risultando banale e carente di indicazione dell’annata per la gran parte delle etichette. La proposta in mescita è scritta su una lavagnetta e i ricarichi sono corretti.
Alla richiesta di olio è arrivata in tavola una bottiglia a norma di un produttore industriale di un’etichetta per “l’alta ristorazione” realizzata con olive dell’Unione Europea. Dopo l’assaggio, abbiamo deciso di non “arricchire” i nostri piatti con tale prodotto.
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