L’impronta che lo chef Antonio Ziantoni lascia ai suoi piatti è una firma riconoscibile, frutto di una solidità e costanza in cucina ma anche di un estro usato con ponderazione che fa sì che i piatti del menù di Zia siano praticamente sempre interessanti, belli da vedere, equilibrati e soddisfacenti al palato. Abbiamo iniziato il nostro percorso gustativo con una serie di “appetizer firma”, tra cui la delicata idea di mozzarella dello chef, preparata con latte di capra, due sottili fette di pancia di maiale cotta lentamente e affumicata nel forno green egg tanto da sciogliersi in bocca, un aspic di peperone profumato al dragoncello e un cilindro di anguria marinata in angostura bitter e riempito con crema al peperoncino ideale per preparare il palato ai piatti a venire. Abbiamo optato per il menù degustazione più lungo (è possibile scegliere quello da 5 portate a 110€ oppure da 7 a 130€) che è iniziato effettivamente con una fresca ostrica con cetriolo e con un tocco di gin a conferire l’aromaticità perfetta per dar via al pasto, seguita da una tartare di pecora, dal gusto intenso quanto fine, e dall’animella di vitello dalla cottura perfetta, morbida eppure croccante, la cui naturale morbidezza gustativa era perfettamente equilibrata dalla nota amarognola dell’alloro dosato in modo ineccepibile. Assolutamente armonico tra amaro, aspro, sapido e dolce il risotto con bufala, limone e genziana; dal gusto vivace e concentrato, invece, i cappellacci farciti con maiale e prugne, con la sfoglia spessa e porosa e conditi con una salsa di parmigiano e bitter. Classica e succulenta, sempre appagante nella sua apparente semplicità, la quaglia profumata con salvia e chiodi di garofano il cui petto era cotto al sangue, mentre la coscia arrostita era ottima da gustare con le mani. Bella idea il dolce da condividere che ricalca la colazione, con un bauletto sfogliato ripieno al gianduia da intingere in una golosa schiuma di latte. Buono l’espresso in chiusura, 100% arabica ben estratto e dall’aroma persistente.
Il ristorante, che si articola su due livelli, è arredato con un’eleganza composta e lineare, sui toni scuri che ben si sposano con i tavoli in legno lasciati “nudi” e apparecchiati con belle stoviglie di livello.
Preparato e formale ma senza apparire impostato, contribuisce a creare un’atmosfera piacevole e rilassata.
Carta interessante, adeguata al livello del ristorante, con etichette mai banali di vini italiani e esteri, e una proposta al calice di tutto rispetto. I ricarichi purtroppo non invogliano ad esplorare cotanta lista, pur pensando alla tipologia di ristorante in alcuni casi francamente rasentano l’eccesso.
Assieme al pane caldo ci viene servito del buon burro demi-sel di Reggio Emilia e un elegante olio EVO biologico, monovarietale Itrana, di un’azienda della zona di Priverno (LT), versato in un piattino direttamente al tavolo dalla bottiglia con tappo a norma.
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